L’autonomia delle auto elettriche: come valutarla seriamente

Articolo a cura di Flavio Odorici – Responsabile Progetto Elettronico iaiaGi S.R.L. Le auto a combustione ed elettriche sono molto diverse. Le sensazioni di guida cambiano radicalmente. E anche le abitudini e le precauzioni da tenere.
Qui parliamo di autonomia, non solo perché è un argomento importante per evitare seccature, ma sopratutto perché è la fonte di ansia maggiore per chi passa all’elettrico. Non a caso gli psicologi hanno coniato il nuovo termine “Range anxiety”, ovvero Ansia da Autonomia. Come sempre, per dominare un fenomeno occorre prima capirlo. Vediamo di farlo. La capacità energetica di una batteria si misura in Wattora o in Kilowattora (1 Kwh = 1000 Wh). Il consumo dell’auto si misura in wattora al chilometro (Wh/Km). Questo consumo comprende l’energia che serve per vincere gli attriti con la strada e con l’aria, compensare le perdite interne della meccanica e della elettronica dell’auto, e alimentare le funzioni accessorie (climatizzatore, fari, servosterzo, servofreno ecc.). Ad oggi, per auto del segmento B e per un uso tranquillo, possiamo dire che sono necessari in media 150 wattora al chilometro su strade standard. Da varie prove giornalistiche, si ha la conferma. Ad esempio, la piccola Renault Zoe consuma una media di 130 Wh/Km su vari percorsi. La media della Tesla Model3 Performance è di 150 Wh/Km in media su autostrada e misto, fino a 120 Km/h. Prima deduzione, quindi: Una Supercar elettrica consuma poco di più di una normale segmento B. E probabilmente solo perché la superficie frontale è maggiore. Per capirci, la Model3 di cui si parla arriva a 261 Km/h e accelera da zero a 100 in 3,4 secondi. Da qui la domanda: se non è la potenza a stabilire il consumo di un’auto, allora cos’è? La risposta è molto semplice e secca: lo stile di guida del conducente. La potenza necessaria a vincere l’attrito con l’aria (perdite aerodinamiche) è il fattore più importante e dipende dal cubo della velocità, valendo al formula:                                       P = ½ * da * V³ * S * Cx dove P è la potenza, da è la densità dell’aria, V è la velocità, S è la superficie frontale del veicolo e Cx è il coefficiente aerodinamico. Una velocità doppia richiede una potenza 8 volte superiore. Questo vale naturalmente per tutti i veicoli. Ma un benzina (80% di perdite) o un diesel (70% di perdite), insieme alla scarsa precisione dell’indicatore del carburante, mascherano molto l’effetto negativo della velocità. Di contro un veicolo elettrico, che ha una perdita energetica globale di circa il 15%, e un misuratore di energia molto preciso, esalta l’effetto. Ecco perché il veicolo elettrico, come nessun’altro, premia una guida fluida e le velocità moderate.

Quanto è differente la manutenzione di un’auto elettrica rispetto ad un’auto a combustione?

Articolo a cura di Enrico Melotti, sviluppatore presso iaiaGi SRL La manutenzione dei veicoli è in generale una spesa che viene trascurata o non presa in considerazione durante la selezione preacquisto. Viene spesso mascherata nei costi iniziali del veicolo e poi proposta come pacchetto “gratuito” per un certo numero di anni, in modo da assicurarne l’esecuzione nei propri centri autorizzati, con l’effetto di diminuire il nostro potere decisionale di dove e come farla.
Rispetto ad un veicolo a combustione, notiamo subito che per un veicolo elettrico ci sono particolari differenze. Partiamo dal motore in sé che non presenta catalizzatori da rigenerare, né oli né filtri da sostituire. Le masse alterne non esistono e vi sono all’interno solo due cuscinetti che permettono al motore elettrico di ruotare. Normalmente vengono garantiti a vita per non essere lubrificati. Già questo primo confronto risulta a favore dell’elettrico ma entrando nel dettaglio osserviamo quali siano le caratteristiche comuni ad entrambi i veicoli. Alcuni veicoli elettrici presentano riduttori o cambi molto semplici e come per le auto a combustione la sostituzione del loro olio lubrificante non  viene mai richiesta o è qualcosa di molto raro che per entrambi i casi non è rilevante. Rimangono all’interno della vettura i filtri abitacolo ed i liquidi refrigeranti. I primi richiedono la sostituzione periodica, mentre i secondi un controllo ed eventuale rabbocco. È necessario quindi ricordarsi che avremo sempre un filtro abitacolo da controllare e il livello del refrigerante da verificare. Ultimo componente, ma non meno importante, è l’impianto frenante. In una normale vettura le pastiglie dei freni vengono solitamente sostituite dopo 50000 km, diversamente da una vettura elettrica in cui questo chilometraggio si estende. La stragrande parte di queste auto, grazie alla frenata rigenerativa, che recupera l’energia della frenata e la immagazzina nelle batterie, favorisce un consumo inferiore di dischi e pastiglie. Tuttavia, rimane per entrambe le categorie la necessità di verificare il livello del liquido dei freni e la relativa bontà. Possiamo quindi capire come la manutenzione di un’auto elettrica sia decisamente meno impegnativa di quella di un’auto a combustione, tanto da quasi dimenticarsi di farla. Qui possono assisterci sistemi di diagnostica automatica molto più raffinati, poiché maggiormente integrabili nell’architettura del veicolo, che ci aiutano nel monitoraggio dello stato di  salute e ci avvertono anticipatamente dei guasti o degli interventi. Concludendo, prevediamo un cambiamento nelle competenze richieste al nostro meccanico di fiducia. Scomparirà la necessità di riparare motore a scoppio, iniezione, scarico, i problemi ai freni e al climatizzatore saranno molto meno frequenti. Continueranno come prima gli interventi a gomme, carrozzeria e luci. Saranno necessarie nuove competenze per installare i kit di retrofit e per gestire i problemi di natura elettrica e di ricarica. Come sostenitori di questa classe di veicoli, ci auguriamo che tali aggiornamenti vengano quanto meno favoriti.

Incentivare la rottamazione non è la strada per la transizione verso la mobilità elettrica

Articolo a cura di Alberto Trentadue È evidente come tutti i settori produttivi, anche se con velocità e risposte diverse, stiano recependo una realtà: i combustibili fossili non possono essere più fonte di energia per il futuro ed è necessario avviarsi verso un sistema che li abbandoni completamente.
Questo non solamente per gli effetti dannosi della combustione e della produzione di CO2 in termini di innalzamento della temperatura globale e peggioramento della qualità dell’aria (motivi già da soli importantissimi), ma anche per la coscienza che le riserve petrolifere sono risorse finite e in via di esaurimento e quindi, per definizione, non sostenibili. In tutto questo, anche la mobilità si avvia verso un cambiamento, essendo ormai sempre più chiaro come essa sia tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici (https://es.greenpeace.org/es/wp-content/uploads/sites/3/2019/09/gp_cleanairnow_carindustryreport_full_v5_0919_72ppi_0.pdf ). I principali produttori di petrolio si stanno muovendo per posizionarsi nel mercato della distribuzione dell’energia elettrica per la mobilità, mentre le principali case costruttrici di automobili, alcune timidamente, altre con più intensità, cominciano ad offrire sempre più modelli full-electric. Nell’economia di questa transizione, il prezzo dell’auto elettrica nuova costituisce ancora una barriera importante per la diffusione di massa. Non a caso noi di iaiaGi abbiamo dato al nostro kit di conversione un obiettivo di prezzo che favorisca la mobilità elettrica proprio attraverso l’accessibilità economica. Osserviamo però, sui principali media, come il messaggio pubblicitario del sistema produttivo automotive dominante punti principalmente alla sostituzione del vecchio con il nuovo elettrico. Pur con rammarico, non ci meravigliamo di questo, dato che la grande industria dell’auto è saldamente ancorata ad un modello economico basato sulla crescita infinita. È ancora più preoccupante però notare come anche la politica incentivi economicamente la sostituzione con relativa rottamazione, come metodo per favorire la transizione.  È recente, ad esempio, la decisione della Regione Lombardia di erogare contributi economici per l’acquisto di auto elettriche (https://www.alvolante.it/news/incentivi-auto-lombardia-fino-8000-euro-364434 ), imponendo che “venga rottamata o radiata una vecchia auto”. Proponiamo in questo articolo le motivazioni per cui, a nostro avviso, questo approccio non sia quello giusto per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità: 1. Il costo energetico ed ambientale dello smaltimento dell’auto vecchia, sommato a quello della produzione dell’auto nuova, costituisce un elemento che vanifica gran parte dei potenziali vantaggi dell’introduzione dell’auto elettrica. 2. Laddove l’auto radiata sia esportata all’estero – circostanza questa molto frequente, se non la più frequente – magari verso paesi poveri o con minore attenzione agli standard di emissione, si ottiene il solo effetto di spostare le emissioni nocive e l’utilizzo di combustibili fossili da un punto all’altro del Pianeta. L’esportazione non migliora quindi la situazione globale, restando conveniente (per pochi) solo dal punto di vista economico e solo in una logica di breve termine. 3. Limiti temporali dello strumento: l’incentivazione alla sostituzione, attraverso contributi pubblici è chiaramente un’operazione di durata limitata, in considerazione delle limitate risorse economiche pubbliche. Alla fine di questa iniziativa il risultato sarà avere più autoveicoli circolanti, anche se elettrici, ed un modello economico e sociale praticamente immutato, che continuerà ad avere comportamenti insostenibili ed impattanti. 4. Premiare un sistema non virtuoso: dal punto di vista politico – intendendo per politica la funzione di governare rettamente i processi sociali – l’utilizzo dei soldi pubblici in incentivi alla sostituzione dei veicoli vecchi coi nuovi, finisce per premiare proprio quel sistema che ha introdotto gli effetti dannosi ed insostenibili della mobilità, quasi ad incoraggiare a continuare su questa strada. Non premia invece un’economia locale e diffusa che sarebbe invece in grado riqualificare i mezzi esistenti applicando tecnologie innovative. Il bilancio costi/benefici di uno strumento di incentivazione deve essere valutato su tutte le implicazioni dei suoi effetti e sempre considerandoli sulla totalità del Pianeta: i costi economici di scelte sbagliate si pagano, prima o poi, sotto forma di danni ambientali e territoriali, inefficienze diffuse e maggiore spesa sanitaria. A nostro parere, gli strumenti giusti da favorire nella gestione sostenibile della mobilità sono: 1. La riqualificazione energetica: un veicolo inquinante trasformato in un veicolo elettrico efficiente azzera le emissioni del veicolo precedente e quelle del suo smaltimento evitato. 2. La circolarità: la conversione in elettrico delle auto è in grado di integrarsi in un sistema economico che valorizza, riusa o ricicla le parti estratte dal veicolo originario, minimizzando la produzione di emissioni e scarti dannosi per l’ambiente. 3. La produttività locale: la riqualificazione energetica e il riuso delle risorse sono anche strumenti di valorizzazione delle competenze e capacità produttive del territorio. Un ecosistema di officine ed imprese per la valorizzazione dei materiali riusabili ha il duplice vantaggio di ridurre gli impatti del sistema di produzione globale e di produrre valore e lavoro che sostengano il sistema stesso. 4. La modifica dei comportamenti: la transizione della mobilità non può essere solo sostituzione del mezzo, ma piuttosto l’attuazione di una politica che modifichi le abitudini dei cittadini e faciliti la riduzione del trasporto individuale. Alcuni esempi: potenziare e rendere più efficiente, e quindi preferibile, la mobilità collettiva, incrementando il numero di mezzi pubblici a zero emissioni; limitare la circolazione delle autovetture individuali; incentivare l’uso del treno per gli spostamenti di medio e lungo raggio; incentivare lo smart working e la fruizione dei servizi pubblici senza necessità di spostamento. Noi di iaiaGi, nella proposizione di valore del kit di conversione, siamo partiti dal voler affrontare ed aiutare a risolvere i problemi ambientali e territoriali utilizzando strumenti che producano effetti globalmente positivi e crediamo che, con la giusta volontà e consapevolezza, si possano progettare economie e scelte politiche con il nostro stesso approccio.

L’idrogeno per la mobilità

Articolo a cura di Flavio Odorici – Responsabile Progetto Elettronico iaiaGi S.R.L. In questo periodo si parla molto di idrogeno come alternativa alle tecnologie elettriche per arrivare ad una mobilità con zero emissioni di CO2. Vediamo, in tre pagine concise, cos’è l’idrogeno e quali sono le sue caratteristiche, i pregi e i difetti, le sue applicazioni, i costi e l’attuale situazione di produzione. In base a quanto esposto, capiremo poi perché giudichiamo l’idrogeno adatto a impieghi su larga scala e non adatto invece per la mobilità privata.
Idrogeno: natura e caratteristiche L’idrogeno (H2) è un gas incolore, inodore e fortemente reattivo. Non si trova in natura allo stato libero e unito con l’ossigeno è altamente esplosivo. È il combustibile con il più alto potere calorifico (120 MJ/Kg), fornisce circa 3 volte il calore della benzina e 2,5 volte quello del metano. I suoi pregi: alta densità energetica, può essere accumulato sotto forma gassosa o liquida. Tutte le altre tecniche, come l’adsorbimento all’interno di schiume metalliche, sono sperimentali. I suoi difetti: è esplosivo in miscela con l’ossigeno dal 4% al 76%. Quindi qualunque perdita è estremamente pericolosa, otto volte più del metano. Il giorno 11-06-2019 è esploso il distributore della Uno-X a Sandvika, in Norvegia. Ci sono stati due feriti a bordo di un’auto a 100 metri di distanza. Per fortuna il distributore era deserto, altrimenti avremmo avuto vittime. In Norvegia la distribuzione è stata sospesa e Hyundai e Toyota hanno cessato la vendita delle auto a idrogeno. La conservazione in pressione a 200-700 bar richiede serbatoi metallici. Ci sono problemi a causa dell’adsorbimento che infragilisce l’acciaio. La conservazione in forma liquida non è adatta alle auto, poiché i serbatoi devono rimanere a 253 gradi sottozero, e la continua evaporazione causa enormi pericoli. Idrogeno: applicazioni La combustione diretta dell’idrogeno in un motore a scoppio è possibile ma assolutamente antieconomica. Lo si utilizza invece per alimentare celle a combustibile e produrre energia elettrica che, tramite un inverter e un motore elettrico, spinge la vettura. Il prodotto della reazione è acqua pura, zero emissioni. Idrogeno: produzione e costi Come detto, l’idrogeno non si trova in natura, è un prodotto industriale. Circa il 3% viene prodotto da fonti rinnovabili in modo totalmente “pulito” tramite la idrolisi o altri metodi. Per produrre 1Kg di idrogeno sono richiesti circa 45-50 Kwh di energia elettrica. I costi sono molto alti (circa 4 €/Kg) a cui vanno sommati  compressione, trasporto, vendita ecc. Oggi, alla pompa, l’idrogeno costa 14 €/Kg. Il restante 97% viene prodotto per via chimica scomponendo combustibili fossili. I costi sono molto più bassi (circa 1,1 €/Kg), ma purtroppo ogni Kg di idrogeno prodotto comporta la creazione di circa 10 Kg di CO2 ! Evidentemente c’è un grosso problema: qualcuno potrebbe rivendere idrogeno da fossile spacciandolo per rinnovabile. Addio vantaggio per l’ambiente. Idrogeno: la situazione attuale Distributori aperti al pubblico:  Italia 1 (Bolzano), Francia 3, Norvegia 3 (ora zero), Germania 76, Inghilterra 7, altri paesi nessuno. In media una stazione costa 2 milioni di euro e può servire 40 auto al giorno. Per paragone, una stazione da 2 milioni di euro di Tesla può servire 1150 auto al giorno. Attualmente le auto in vendita, non in tutti i paesi, sono : Toyota Mirai – costo più di 80.000 €, 100 Km con un Kg di idrogeno. La potenza di picco è 90 Kw, mentre la continuativa è di 70 Kw. Hyundai Nexo – costo non comunicato, 100 Km con un Kg di idrogeno. La potenza di picco è di 120 Kw, la continuativa di 95 Kw. Sono potenze modeste per veicoli che pesano circa 2 tonnellate. Entrambe impongono manutenzione ogni 8000-10000 Km, sopratutto al generatore fuel cell. La affidabilità delle fuel cell plastiche è sempre stata scarsa, e i problemi non sono stati ancora del tutto risolti. Situazione diversa, invece, per i grandi gruppi fuel cell destinati al trasporto pesante (es. Ballard) che usano tecnologie diverse, molto più affidabili. Idrogeno: traiamo le conclusioni Con 14 euro possiamo comprare un Kg di idrogeno e percorrere 100 Km. Con la stessa somma, facendo il pieno in casa la notte, carichiamo 54 Kwh, e percorriamo 360 Km. Questo è dovuto al pessimo rendimento della catena dell’idrogeno. Dalla pala eolica alle ruote, un’auto a idrogeno rende circa il 20%, un’elettrica il 70%. L’auto elettrica la possiamo caricare in un’infinità di posti, oltre che in casa. Un’auto a idrogeno dove la riforniamo? Come si è visto, ci sono altri punti negativi per le auto a idrogeno, ma bastano questi due per affermare che, a meno di enormi stravolgimenti, l’idrogeno non è adatto alla mobilità privata. Tuttavia ci sono settori, come il trasporto pesante e lo stoccaggio dell’energia elettrica prodotta in sovrappiù dall’eolico, dove il basso rendimento dell’idrogeno può essere tollerato. In questi casi l’idrogeno può essere una buona soluzione. Leggendo sulla stampa appare chiaro che politici e certi imprenditori non hanno ben in mente alcuni concetti di base. Un minimo di cultura su argomenti come veicoli elettrici, idrogeno, effetto serra, ecc. sarà indispensabile per fare scelte sensate oggi e domani. Esortiamo tutti gli attori ad aggiornarsi in fretta, con buona volontà. Ne vale la pena. E, oserei dire, dovrebbe acculturarsi anche la gente comune, per autodifesa.

Che cos’è Scientists’ Warning?

Articolo a cura di Valerio Vannucci, Presidente e Responsabile Sviluppo Software di iaiaGi S.R.L..
Ventisette anni fa a Washington D.C., l’UCS (Union of Concerned Scientists – Unione degli Scienziati Interessati)  insieme a oltre 1.700 scienziati provenienti da tutto il mondo, tra i quali la maggior parte degli allora vincitori dei premi Nobel nelle scienze (con anche il nostro Carlo Rubbia), redasse e firmò il primo Scientists’ Warning to Humanity (Avviso degli Scienziati all’Umanità). In quel documento, liberamente scaricabile dal sito Web dell’UCS (https://www.ucsusa.org/about/1992-world-scientists.html), venivano descritti i danni causati dal comportamento umano all’ambiente e venivano proposte cinque azioni correttive per evitare il collasso delle condizioni vitali del Pianeta:
  1. Tenere sotto controllo le attività dannose per l’ambiente per ripristinare e proteggere l’integrità dei sistemi terrestri da cui dipendiamo.
  2. Gestire le risorse cruciali per il benessere umano in modo più efficace.
  3. Stabilizzare la popolazione.
  4. Ridurre e infine eliminare la povertà.
  5. Garantire l’uguaglianza sessuale e garantire il controllo delle donne sulle proprie decisioni riproduttive.
Il documento si chiudeva con un invito a tutte le nazioni del mondo ad agire immediatamente verso la transizione ad un  sistema di vita che si integrasse perfettamente con l’ambiente e che eliminasse totalmente le abitudini altamente  inquinanti della società dell’epoca. 25 anni dopo, un gruppo di scienziati riconsiderò quell’avviso per valutarne la risposta dell’umanità. Il risultato delle loro analisi fu molto angosciante. Con l’eccezione della riduzione dello strato di ozono, che protegge la vita sulla Terra dalle dannose radiazioni UV del sole, l’umanità non era riuscita a compiere progressi nel risolvere le sfide documentate nel primo avviso. Le cose erano ulteriormente peggiorate. Questo gruppo di scienziati reagì costituendosi nell’Alliance of World Scientists (Alleanza degli Scienziati del Mondo). Il loro studio, intitolato “World Scientists’ Warning to Humanity: a Second Notice” (“Avviso all’Umanità degli Scienziati del Mondo: Seconda Notifica”) venne pubblicato sulla prestigiosa rivista BioScience (https://academic.oup.com/bioscience/article/67/12/1026/4605229). Questo documento fu sottoscritto da oltre 20.000 scienziati di 184 nazioni. Scientists Warning è un associazione di cittadini del mondo che ha seriamente raccolto gli avvisi degli scienziati di cui abbiamo parlato finora. Di seguito, direttamente dal  sito Web www.scientistswarning.org, riportiamo la loro mission: Ad un certo punto ci siamo resi conto che l’umanità si è nascosta all’interno di una tana di coniglio dalla quale non sembra saper riemergere. Questo pantano è costituito dal credo nel Consumismo, con il suo insieme di dirigenti pubblicitari, banchieri, economisti, CEO, politici, ecc.. Abbiamo sviluppato un “sistema operativo” difettoso che insiste su una crescita economica infinita ed accelerata nonostante i suoi costi ecologici, vale a dire la distruzione della natura. Coloro che hanno firmato o approvato l’Avviso degli Scienziati (Scientists’ Warning) attraverso il nostro sito Web hanno mostrato una chiara comprensione di ciò che è sbagliato e di come ci dobbiamo orientare per evitare la peggiore destabilizzazione ecologica mai inflitta alla Madre Terra. Siamo quindi tutti de facto membri di ciò che chiamiamo Unione dei Cittadini Interessati della Terra (Union of Concerned Citizens of Earth).
“Il mondo dovrà iniziare ad ascoltare i buoni scienziati e non quelli pagati per giustificare sviluppi ingannevoli.”

Greer Hart
In questo momento storico, Scientists’ Warning costituisce, attraverso il suo sito Web ed il suo canale YouTube (https://www.youtube.com/c/upfsi), una delle più autorevoli fonti di informazioni per tutto ciò che riguarda le problematiche relative al surriscaldamento globale ed agli effetti dell’uomo sul Pianeta.

Retro…chi? Ahh retrofit!

Articolo a cura di Enrico Melotti, sviluppatore presso iaiaGi SRL In questo articolo andiamo a vedere cos’è il retrofit elettrico delle auto e come avviene il processo di trasformazione che porta alla conversione di un’auto comune in un’auto elettrica.
I passi fondamentali per un processo di retrofit sono: – Valutazione dello stato di salute dell’auto: la parte di carrozzeria e di meccanica rimanente deve essere in buono stato, il retrofit non è la pillola a tutti i mali ! – Smontaggio motore e preparazione: l’auto viene preparata per l’installazione del nuovo kit, vengono smontate le parti non necessarie e sostituite quelle logorate dal tempo, come ad esempio pneumatici o ammortizzatori. – Montaggio del nuovo cuore elettrico: nel giro di un paio di giorni l’installatore adeguatamente preparato può effettuare il montaggio del nuovo sistema di propulsione, con diverse configurazioni in base alle esigenze del cliente. Ad esempio una persona potrebbe volere più autonomia di un’altra che fa solo casa lavoro. – Verifiche e collaudo finale: il veicolo viene sottoposto ai controlli finali e subisce la variazione del libretto di circolazione. Qui si possono utilizzare canali differenti per fare questa operazione, che differiscono in base a come si è ideato il kit. Quindi in un lasso di tempo breve sarà possibile convertire la propria auto per ringiovanirla e conferirgli una nuova vita, questa volta elettrica ! Noi di iaiaGi stiamo lavorando per creare un kit di conversione per le vetture di tutti i giorni che hanno una vasta ricchezza di elettronica e che impone uno sviluppo differente da molti esempi di conversioni del passato, ma che vede nel futuro tante auto da poter trasformare. Convertire vetture del presente è per noi un obiettivo importante perché ci permette di uscire da quella logica di tutti i giorni che ci fa gettare le cose non appena sono sorpassate, anche se funzionanti. Infatti il retrofit aggiorna il veicolo introducendo tecnologie che non erano esistenti al momento dell’acquisto dell’auto, come la possibilità di connettere dispositivi mobili o la possibilità di avere accessori innovativi, creando così un ringiovanimento e rendendola nuovamente pronta per tanti altri anni di vita.

iaiaGi al Climate Strike di Modena

Personalmente, ciascuno di noi non ha avuto nessun dubbio sulla volontà di essere presente lo scorso venerdì 27 settembre alla manifestazione del Climate Strike organizzata qui a Modena come in tante altre città del mondo dai gruppi “Fridays For Future” ispirati dalle parole di Greta Thunberg. È una manifestazione dei più giovani, che dà voce al loro diritto imprescindibile di avere un futuro vivibile per loro e per i loro figli. È una manifestazione che doveva essere vissuta con i modi dei Millennial, con la loro espressione, fantasia e modo di sentire la vita di ogni giorno.
Contrastare l’aumento della temperatura globale con un profondo cambiamento politico ed economico. Lo chiedono i giovani, lo sostiene con forza anche iaiaGi.

Tuttavia la rivendicazione del Climate Strike è quella di tutte le donne e tutti gli uomini che sentono la vita come una priorità sopra qualsiasi altra logica. I giovani dei “Fridays For Future” hanno dato a tutti un’opportunità di alzarsi e dimostrare che è ora che la politica ascolti e faccia vedere di aver capito. Perciò non deve meravigliare o scandalizzare che a questa manifestazione abbiano partecipato persone di tutte le età.  E tanto meno deve meravigliare che ci fossimo noi di iaiaGi. Il nostro progetto è fondato sul rispetto e la priorità della natura, dell’uomo e della loro relazione nel definire le scelte tecnologiche, commerciali e produttive. Migrare verso un sistema produttivo che dia precedenza assoluta al riuso, al recupero dei materiali, al prolungamento della vita dei prodotti, all’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili, che abbandoni i criteri della massimizzazione del profitto economico e della crescita continua, sostituendoli con l’impatto sociale e la sostenibilità: questo è il nostro pensiero continuo, quasi un mantra, che anima le nostre attività.
Ci saremo sempre a tutti i Climate Strike e non smetteremo di chiedere, in qualsiasi occasione, che  avvenga il cambiamento che dia speranza alle generazioni future.
L’obiettivo che vogliamo raggiungere è essere coautori di un’economia mondiale del recupero e della localizzazione della produzione, che sono tra le armi più potenti che abbiamo per contrastare l’aumento della CO2 e il progressivo aumento della temperatura terrestre. Per questo motivo abbiamo sfilato coi ragazzi in questo Climate Strike: vedere la grande partecipazione, sia a Modena che nel mondo, a queste manifestazioni ci dà coraggio e forza a continuare a proporre il nostro modo di intendere la conversione dei veicoli.

Il nostro contributo alla transizione verso la mobilità elettrica

Articolo a cura di Valerio Vannucci, Presidente e Responsabile Sviluppo Software di iaiaGi S.R.L..
Ormai è un dato di fatto: settembre 2019, la mobilità elettrica inizia la sua fase di espansione nel mercato dell’automobile. Le prove?
Il mensile Quattroruote introduce una sezione di 37 pagine nella rivista dedicata al nuovo tipo di trazione, e ben 3 pagine di listino del nuovo. Intanto il 16 settembre il quotidiano la Repubblica esce con un inserto dedicato al salone di Francoforte e all’esplosione della proposta di modelli elettrici. Cominciano a parlarne sul serio! In iaiaGi siamo soddisfatti del nostro lavoro di ricerca, pionieri dell’argomento. Sì, perché già quattro anni fa  avevamo previsto gli sviluppi dell’ultimo trimestre del 2019. Non siamo dotati di poteri paranormali, siamo ricercatori con passione e un pizzico di lungimiranza. iaiaGi è una società di ricerca e sviluppo in ambito tecnologico che, prima come Associazione Culturale MoSeER e poi come iaiaGi S.R.L., ha sviluppato una tecnologia del settore automobilistico che ha come scopo la massima riduzione possibile di ogni tipo di emissioni: da quelle dei gas ad effetto serra a quelle degli inquinanti come le polveri sottili. Nel 2014 siamo partiti da una semplice idea, quella di fare qualcosa per costruire un futuro migliore per i nostri figli, e abbiamo cominciato a lavorare per dare un contributo serio nella lotta all’abbattimento delle emissioni generate dalle automobili. Per questo abbiamo deciso di approfondire il concetto di trasformazione dei veicoli esistenti in veicoli elettrici e lo abbiamo innovato con la creazione e sviluppo di kit di trasformazione universali. Oggi l’idea è diventata realtà: da una produzione artigianale, dopo cinque anni, siamo in grado di portare avanti lo sviluppo e l’industrializzazione della conversione delle auto in elettrico. Chi avrebbe immaginato che saremmo stati fra coloro che guidano il futuro sostenibile?

iaiaGi attending #climatestrike on september 27 in Modena. Come with us!

Versione Italiana

This one is the #Climatestrike week, a global event where young people all over the world are strongly claiming their right to have a livable future for themselves and their sons and daughters. The demand is to see concrete actions implemented to counteract the climate change phenomenon, by now grown at unsustainable levels.
At iaiaGi, apart from our age,  we feel this event very close to those values upon which we have founded our project since the very first day, and we feel that we share motivations and objectives with it. For this reason we will be in the streets as well this Friday Sept. 27 in Modena, to claim the immediate application of substantial, radical and, most likely, exceptional political and economical actions. Those who have been following us in the past years know well our project’s foundation values: respect for the environment, for the human kind and for the relationship between mankind and environment. These values are key to have a livable world for us, our children and the future generations. We feel that we can’t comply anymore to unsustainable practices and standards just because “that’s how things have gone” until now. There is no more time for pure facade actions: we need strong operations and focused cooperation of politics with the production system. We feel that we can’t accept anymore an economical system driven by growth and profit for itself, leaving behind, or even totally ignoring, the consequences of its decisions upon Earth environmental conditions. We want economical activities to be developed in an innovative way, with no further disposal of plastics in the sea, waste on the ground and CO2 and greenhouse gases in the air. A commitment is required by all citizens, with no exception, to accept the change in the everyday life and to measure wealth with criteria of sustainability and protection of natural resources. In this sense, the conversion of fossil fuel propelled vehicles into full performance electric vehicles is one of the resolutive solutions, surely effective in facilitating the transition towards a no-emissions mobility and useful at the same time in setting to zero the impact of vehicle dumping. Take part with us this Friday 27 in this demonstration. Share it, spread it, talk about it and, if you can, walk and meet with us to discuss with these young people who, with better foresight than us “adults”, are taking care of everybody’s future.

iaiaGi partecipa al #climatestrike del 27 settembre 2019 al corteo di Modena. Vieni anche tu!

English mother tongue, please, click here. Questa è la settimana del #climatestrike, un evento globale in cui i giovani di tutto il mondo rivendicheranno con forza il diritto di avere un futuro vivibile per loro e per i loro figli. La richiesta è di vedere attuate azioni concrete per contenere il fenomeno del cambiamento climatico, ormai giunto a livelli insostenibili.
Noi di iaiaGi, età a parte, sentiamo questo evento vicinissimo ai valori su cui abbiamo fondato il nostro progetto fin dal primo giorno, e sentiamo di condividerne motivazioni e obiettivi.  Per questo motivo saremo anche noi in piazza questo venerdì 27 settembre a Modena, a pretendere azioni politiche ed economiche sostanziali, radicali e, molto probabilmente eccezionali, da mettere in atto immediatamente. Chi ci ha seguito in questi anni conosce i valori fondanti del nostro progetto: rispetto per l’ambiente, per l’uomo e per la relazione tra uomo e ambiente. Questi valori sono la chiave per avere un mondo vivibile nel presente e per le generazioni future. Sentiamo di non poterci più adeguare a consuetudini e standard insostenibili solo perché “si è sempre fatto così”. Non c’è più tempo per operazioni di pura facciata: servono interventi forti e la collaborazione convinta della politica e del sistema produttivo. Sentiamo di non poter più accettare un sistema economico esclusivamente guidato dalla crescita e dal profitto fine a se stesso, che lascia in secondo piano o ignora del tutto le conseguenze delle sue decisioni sulle condizioni ambientali della Terra. Vogliamo che le attività economiche si sviluppino in maniera innovativa, senza riempire ulteriormente il mare di plastica, la terra di rifiuti e l’aria di CO2 ed altri gas serra. L’impegno richiesto ai singoli cittadini, nessuno escluso, prevede di accettare il cambiamento nelle cose di tutti i giorni, e misurare benessere e ricchezza con il metro della sostenibilità e della salvaguardia delle risorse naturali. In quest’ottica la conversione dei veicoli a benzina o gasolio in veicoli elettrici a piene prestazioni è uno degli strumenti risolutivi, sicuramente efficace nel facilitare la transizione verso una mobilità senza emissioni, ed utile allo stesso tempo per azzerare l’impatto della rottamazione. Partecipate anche voi insieme a noi questo venerdì 27 a questa manifestazione. Condividetela, diffondetela, parlatene, e se vi è possibile veniteci a trovare per confrontarci insieme ai giovani che, con più lungimiranza di noi “adulti”, si stanno prendendo cura del futuro di tutti.