Quale futuro per una mobilità realmente sostenibile?

Il concetto di automobile elettrica, più sostenibile di quella tradizionale, è entrato in maniera preponderante nella nostra vita quotidiana. Se scorriamo un po’ i canali della televisione, o sfogliamo i quotidiani e le riviste, c’è da rimanere stupiti dalla quantità di pubblicità sulle automobili elettriche che i grandi costruttori di veicoli ci propongono ogni giorno. Siamo quindi tutti in pace con noi stessi perché qualcosa si sta muovendo verso un mondo più sostenibile.

Vogliamo però mettere in evidenza alcune considerazioni che sfuggono ai non addetti ai lavori e che descrivono uno scenario completamente diverso.

Le automobili costituiscono una delle spese principali delle famiglie e sono nella maggioranza dei casi uno strumento per soddisfare un bisogno, quello cioè di potersi spostare da casa a lavoro o per svolgere le normali commissioni di famiglia, comprese le gite nel tempo libero. Le pubblicità invece ci propongono un modello diverso, basato sull’emozione: l’automobile nuova è bella, ci rende migliori e diversi dagli altri, è zeppa di funzioni avveniristiche che alla fine dei conti poco spostano nella nostra vita quotidiana. Questa distanza fra la realtà di tutti i giorni e la fantasia delle pubblicità nasconde un fine, un interesse di parte, ovvero la necessità dei costruttori di automobili di vendere sempre più veicoli.

La vita media di un’automobile in Italia è di 11,3 anni e di poco si discosta dalla vita media di un’automobile in Europa che è di 11,1 anni. L’interesse dei costruttori è di portarci a sostituire l’auto ogni due o tre anni. Questa affermazione la si può verificare banalmente andando ad analizzare le offerte nelle pubblicità che prevedono forme di finanziamento delle automobili con maxirata a due o tre anni dall’acquisto vero e proprio, il famoso valore futuro garantito (che qualcuno… dice addirittura di “progettare”…).

In quell’occasione infatti sarà più conveniente restituire il veicolo usato e pagare la medesima rata mensile per uno completamente nuovo. Ora, senza prendere in esame valutazioni relative al fatto che non si possiede più l’automobile, ma si paga un servizio, e che si diventa quindi dipendenti dalla marca scelta (vedi il fatto che la manutenzione deve essere svolta dalla casa madre, pena la decadenza della garanzia), il modello proposto è basato  sulla sostituzione del vecchio col nuovo.

Pensiamo davvero che sia possibile passare all’elettrico rottamando 2,3 miliardi di veicoli circolanti nel mondo per acquistarne altrettanti di nuovi? Il processo di rottamazione non è impattante in termini di consumo di risorse e di energia? La produzione delle automobili nuove con quali materie prime e con quale energia avviene?

Tutte domande lecite per le quali abbiamo una risposta: questo sistema è insostenibile, anche qualora si pensasse di attuarlo in un regime di economia circolare. Sì, perché alla base del sistema economico dominante nella nostra epoca c’è il concetto di “crescita infinita”, per cui, per ipotesi, anche recuperando tutte le materie prime dai processi di riuso e riciclo, prima o poi serviranno nuove materie prime da estrarre dall’ambiente, nonostante il nostro pianeta abbia comunque risorse in quantità finita.

Ma allora non c’è una soluzione al problema?

La risposta è di guardarsi intorno, di informarsi bene su queste tematiche.

Il nostro progetto rappresenta, ad esempio, una soluzione sostenibile al problema. Pensate soltanto che convertire un’automobile in elettrico significa evitare la rottamazione di un veicolo usato, evitare la costruzione di un veicolo nuovo e significa risparmiare complessivamente un ulteriore 20-30% di risorse e di energia per avere un mezzo di trasporto paragonabile al nuovo.

Altri effetti della nostra proposta sono la diminuzione progressiva dei veicoli circolanti, l’attivazione di sistemi di trasporto collettivo di tipo smart e lo sviluppo di tecnologie di recupero e di riciclo che ancora non esistono. Tutto questo significa sviluppare una transizione verso una mobilità realmente sostenibile in contrapposizione al modello insostenibile proposto dai costruttori di automobili.

Tutto questo però rimarrà un’utopia, a meno che tutti noi ci impegniamo d’ora in poi a chiedere di andare verso un futuro realmente compatibile col Pianeta.

Cominciamo a chiedere alla politica ed alla società un impegno serio verso la sostenibilità e la soluzione della crisi climatica.